La Storia


VILLA STARACE

villa-excelsa-5 Questa villa intorno alla metà dell’800 appartenne al medico gallipolino Felice Vetromile che la utilizzava come casa di villeggiatura durante la buona stagione, da aprile ad ottobre.

Qui soggiornò per alcuni periodi anche il fratello di Felice, il benemerito missionario Eugenio, che in un suo libro ricorda “questa meravigliosa villa su due piani situata nella parte migliore del villaggio San Nicola”.

In seguito la villa e tutto il vasto terreno circostante furono portati in dote dalla figlia di Felice, Francesca, al marito Luigi Starace, esponente di una famiglia di ricchi imprenditori e commercianti di olio e vino, originari della Campania, stabilitisi già da alcune generazioni nella cittadina ionica.

La villa nella parte retrostante costeggia un’antichissima strada, identificata come un tratto della messapico- romana Via Sallentina dallo studioso locale Marcello Musca.

La dimora era inoltre dotata di un “giardino chiuso” e di un vasto appezzamento di terreno sia sul davanti che ai lati, coltivato a vigneto, il quale è stato progressivamente eroso dall’ espansione urbanistica di Sannicola.

Tale appezzamento, infatti, un tempo confinava con l’antica Via Regina Elena, che oggi costeggia la scalinata della Chiesa madre ed il Municipio; ne faceva parte anche l’attuale Piazza della Repubblica.

jubaea

Il lungo viale d’accesso alla villa, di cui oggi è rimasta solo la parte terminale iniziava all’ incirca di fronte alla Chiesa di S.Maria delle Grazie.

La struttura della villa è a C, in quanto al lungo corpo centrale a due piani sono stati affiancate due ali laterali ad un solo piano, che fungono anche da terrazze.

Per dare movimento alla facciata si è voluto creare, inoltre, un contrasto visivo tra piano terra e piano superiore.

Il primo è caratterizzato da fasce di bugnato rustico, che corrono lungo tutta la facciata, ed accentuano in tal modo lo sviluppo orizzontale.

Qui le aperture, rettangolari, sono sormontate da fasce decorative ad angolo sempre in bugnato rustico, che evidenziano, tra l’altro, un’altissima architrave.

parcoantistante

Il primo piano, invece è a bugne lisce, e le aperture sono sormontate da archi di scarico, reali o decorativi, con bugnato dello stesso tipo.

La facciata, poi, è impreziosita da una cornice sostenuta da mensole a coronamento della parte superiore.

Dopo il matrimonio nel 1880, don Luigi Starace con la moglie donna Checchina (come veniva chiamata da tutti), si trasferirono stabilmente presso questa dimora, dove nacquero nel corso del tempo diversi figli.

palma-villa-excelsa

La villa fu ampliata e ristrutturata nella seconda metà dell’Ottocento, forse proprio in occasione di questo trasferimento definitivo della famiglia.

Tra i figli di Luigi e Francesca vi fu anche Achille, il noto gerarca fascista, segretario del PNF dal 1931 al 1938, che qui visse gli anni dell’infanzia e della prima giovinezza.

Dopo il matrimonio con la bella triestina Ines Massari, Achille Starace “confinò” la moglie in questa villa, dove continuavano a vivere i suoi genitori e nella quale, preso da affari politici e privati, ritornava molto di rado.

Anche i figli della coppia, Fanny e Luigi,  nacquero in questa dimora, nella quale viveva anche uno dei fratelli di Achille, Salvatore, stimato medico condotto.

palma-villa-excelsa-2

Le poche volte che Achille Starace ritornava per qualche giorno a trovare i genitori e la sua famiglia a Sannicola, si formava presso la villa una lunga fila di persone, provenienti da tutto il Salento, arrivate per omaggiare il gerarca o per chiedere qualche favore importante.

Nel 1945, dopo la fucilazione di Starace, il cui cadavere subì l’onta di essere esposto insieme a quello di altri gerarchi fascisti in Piazzale Loreto a Milano, la villa fu sottoposta ad un sequestro cautelare nell’ambito di un’inchiesta governativa sugli illeciti profitti del regime fascista.

Dissequestrata in seguito, e rimasta disabitata, subì nel corso degli anni ogni sorta di razzia e vandalismo.

palma-villa-excelsa-3

Nel giardino antistante la villa svetta una rarissima palma dal tronco poderoso, il cui nome scientifico è Jubaea Chilensis perché originaria del Cile.

La Jubaea Chilensis era quasi scomparsa in Cile, poiché se ne ricavava il miele di palma incidendo la corteccia, con una tecnica che però alla lunga determinava la morte dell’albero.

La palma Jubaea Chilensis di età stimata attorno ai 150 anni

In Italia, un celebre esemplare in Italia paragonabile per età a quello della villa è quello che si trova davanti all’Orto botanico di Pisa, messo a dimora nel 1890.

La pianta ha una crescita lentissima, di pochi centimetri l’anno, e fiorisce dopo ben 60 anni.

Nel giardino sono presenti anche un’altissima palma Washingtonia Robusta ed un esemplare di Chamaerops excelsa (da cui prende il nome l’attuale ristorante), oggi piuttosto comuni, ma un tempo considerate rare piante esotiche.

La palma Washingtonia Robusta di età stimata attorno ai 150 anni

All’esterno dell’attuale recinzione, lungo il tratto superstite del viale originario, sopravvivono diversi alberi di Maclura pomifera, dai bizzarri frutti globosi, non commestibili.

Appartenente alla famiglia delle Moracee, la Maclura è una pianta originaria degli Stati Uniti centrali, ben conosciuta alle antiche tribù indiane locali, tanto che è nota anche col nome di Arancio degli Osagi.

Dai rami, infatti, gli indiani intagliavano degli archi, mentre dalle radici ricavavano una tintura giallastra per decorarsi il volto.

Introdotta in Italia ai primi dell’Ottocento, la Maclura fu spesso utilizzata per creare siepi, data la spinosità dei suoi rami.

 

Luigi Bidetti